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[:it]Le fondamenta di Altrove: il progetto MaTeChef[:]

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Quando varcate la soglia del ristorante Altrove, vi troverete in un locale luminoso, accogliente dove si mangia bene dal mattino alla sera. Questo è quello che si vede ora, il risultato di un percorso che comincia molti passi prima.

Nel 1983 nasce la Onlus Cies, il Centro Informazione e Educazione allo Sviluppo che opera in Italia e all’estero sui temi delle migrazioni, della cittadinanza mondiale e dell’intercultura attraverso la mediazione linguistico-culturale, la cooperazione internazionale e l’educazione, la formazione e sensibilizzazione al dialogo tra culture diverse.

Tra i progetti del Cies c’è Matemù, il Centro di Aggregazione Giovanile nel quartiere Esquilino,  aperto nel 2010, un posto in cui i ragazzi di tutte le culture e provenienze possono esprimere la propria creatività, i propri talenti, passare del tempo di qualità impegnati in qualcosa di costruttivo, come ad esempio nella Scuola d’Arte, frequentando corsi gratuiti di musica, canto, ballo, recitazione oppure studiando nella Scuola di italiano per stranieri rivolta a studenti appena arrivati in Italia o ancora  muovendo i primi passi nel mondo del lavoro attraverso il sostegno dello sportello di orientamento professionale.

Da qui è nata l’idea di MaTeChef, che da idea è diventata presto un’opportunità concreta grazie anche ai contributi della Costa Crociere Foundation: un corso di formazione in gastronomia interculturale per ragazzi e ragazze, in particolare NEET e stranieri titolari di protezione internazionale a cui questo corso ha aperto un futuro, una breccia e una speranza per poter vivere e realizzare la propria vita.

Quale ambito migliore della cucina per rispondere alle esigenze dei ragazzi, le esigenze del mercato e le esigenze sociali di mostrare che la possibilità di un’integrazione vera, sana e inclusiva esiste?

E così è nato MaTeChef, che fa leva sui punti di forza di un progetto che da una parte impiega ragazzi che partono da una situazione svantaggiata, dall’altra forma figure professionali per le specifiche richieste della domanda della ristorazione.

Funziona così:

I corsi di aiuto cuoco, pasticciere, operatore di sala, sono gratuiti e si accede, mediante un’accurata selezione, in cui  in particolare sono testate le motivazioni ad entrare in un modo difficile e competitivo come quello della ristorazione.

Oltre agli attestati di sicurezza sul lavoro e HACCP, all’acquisizione di conoscenze di base della gestione ristorativa,  alle lezioni pratiche svolte in cucina, nel laboratorio di pasticcieria e in sala, gli studenti sono tenuti a studiare come realizzare ricette innovative e “interculturali” che leghino tradizioni del proprio paese di origine con elementi di innovazione provenienti dalla cucina contemporanea. Perché è vero che qui in Italia vantiamo una delle migliori cucine al mondo, ma è anche vero che le differenze qui sono considerate valori e non penalità, e non possono far altro che migliorare qualcosa che già in partenza è buono.

Una volta terminato il corso, gli studenti svolgono un tirocinio retribuito o presso Altrove direttamente o presso altre importanti realtà ristorative romane aderenti al progetto; Elisabetta Melandri, presidente del Cies assicura che “alcuni [ristoranti romani] hanno tenuto con loro i ragazzi dopo lo stage, anche con contratti a tempo indeterminato – e noi monitoriamo che si tratti contratti equi – apprezzando molto il valore aggiunto della tradizione gastronomica che ognuno porta con sé”.

E in effetti in sala ad Altrove il clima è gioviale, non ci sono strisce di Gaza tra la cucina e la pasticceria, la caffetteria non è un ghetto, il razzismo rimane ben fuori le porte del locale, i piatti sono non solo ottimi ma anche originali, i profumi ricordano casa, ovunque essa sia.

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